Questa primavera/estate regala agli appassionati d’arte una mostra che già da sola vale il viaggio a Firenze: quella che Palazzo Strozzi dedica a Mark Rothko, uno dei maestri più amati e iconici del Novecento, protagonista assoluto dell’espressionismo astratto americano, di cui in Italia si custodiscono solo due capolavori, Sacrificio (1946) e Senza titolo (Rosso) (1968), entrambi alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.
Dopo il successo di grandi nomi del contemporaneo come Jeff Koons, Marina Abramović e Ai Weiwei, e di retrospettive storiche da record – tra cui quella su Beato Angelico, con oltre 250.000 visitatori, ad oggi la più vista nella storia del museo – Palazzo Strozzi propone un progetto espositivo attesissimo, dal 14 marzo al 26 luglio nelle storiche sale del palazzo rinascimentale, e non solo.
Il percorso fiorentino riunisce oltre 70 opere, molte delle quali mai esposte prima in Italia, provenienti da collezioni e musei internazionali come MoMA e Metropolitan Museum di New York, Tate di Londra, Centre Pompidou di Parigi e National Gallery of Art di Washington. Un viaggio cronologico che attraversa tutta la carriera dell’artista, dagli esordi figurativi fino alle celebri grandi campiture di colore che lo hanno reso immortale.
A prima vista, i suoi dipinti sembrano essenziali: grandi tele verticali, pochi rettangoli sospesi, colori intensi. Ma dal vivo accade qualcosa di diverso. I colori vibrano, si avvicinano, si allontanano, sembrano emanare luce dall’interno. Stesi in strati sottilissimi, quasi trasparenti, trasformano la superficie in una presenza viva, pulsante, capace di coinvolgere lo spettatore in un’esperienza intima e quasi meditativa.
La mostra mette in evidenza la fascinazione di Rothko per Firenze, che già emerge nelle opere degli anni Trenta, dove si percepisce l’interesse dell’artista per la composizione rinascimentale, e nelle opere successive al suo viaggio in Italia nel 1950, segnate dall’ammirazione per Beato Angelico e per l’architettura michelangiolesca. Un legame reso tangibile nelle sezioni satellite allestite al Museo di San Marco, dove l’arte di Rothko entra in dialogo diretto con quella di Beato Angelico, e al Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana, progettato da Michelangelo.
Un imperdibile appuntamento con l’arte, ma anche un motivo in più per lasciarsi sedurre, ancora una volta, da Firenze.





